Le Data Protection Authorities danese e polacca irrogano le prime sanzioni post GDPR

L’Autorità per la protezione dei dati personali polacca (UODO) ha sanzionato una società di marketing
digitale che aveva eluso l’obbligo di fornire agli interessati l’informativa sul trattamento dei dati personali
raccolti presso terzi, come previsto dall’art. 14 del GDPR. Circa sei milioni di interessati, i cui dati sono stati
raccolti presso fonti pubbliche, erano completamente ignari del trattamento dei propri dati personali e
conseguentemente della possibilità di esercitare i propri diritti, come garantiti dal Regolamento
(UE)2016/679. Non è stato ritenuto sufficiente dall’UOPO l’elemento addotto dalla società dell’onerosità
della comunicazione e nel determinare la sanzione – il cui importo ammonta a circa euro 220.000 –
l’Autorità ha tenuto conto anche del fatto che il titolare non ha intrapreso alcuna azione per rimuovere la
violazione.
In Danimarca l’Autorità ha irrogato una sanzione nei confronti di una compagnia di taxi che aveva registrato
senza alcuna base legittima numeri di telefono dei propri clienti per circa cinque anni. La società aveva
dichiarato che tali dati venivano anonimizzati dopo due anni dalla registrazione: tale misura di sicurezza si
era rivelata di fatto inesistente, in quanto dalle verifiche effettuate era emerso che venivano cancellati
dopo due anni solo i nomi e cognomi degli interessati, rimanendo le utenze telefoniche conservate
integralmente all’interno dei database. Rimane fermo in ogni caso, come evidenziato dall’autorità danese,
l’uso improprio del termine “anonimizzazione”, il quale comporta l’impossibilità di ricondurre il dato al
soggetto, corrispondenza che nel caso di specie era chiaramente ancora esistente.

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Centro Studi PNT

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