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La psicologia inversa della trasparenza – 4 Febbraio 2019

Sulla base degli studi nel campo della razionalità economica si è sempre pensato che una maggiore trasparenza e un aperto riconoscimento della presenza di conflitti d’interesse portassero ad una migliore consapevolezza e capacità di scelta per il consumatore. Non sembrerebbe questa però la teoria portata avanti da uno dei pilastri della finanza comportamentale, George Lowenstein, che ha evidenziato come da un lato, il consumatore che riceva l’offerta da parte del consulente si senta poi obbligato moralmente verso quest’ultimo ad acquistare il prodotto, dall’altro il consulente, in virtù di una sorta di credito morale, si senta in diritto di accentuare gli aspetti positivi del bene oggetto dell’offerta.

Questo stesso meccanismo psicologico potrebbe essere trasposto nell’ambito della sicurezza digitale, ad esempio per il caso Facebook: Zuckerberg, facendo tesoro delle lezioni di Kanheman e Thaler nel non lontano 2007 sugli studi cognitivi e comportamentali dell’individuo, ha di fatto messo l’utente di fronte alla piena libertà di scegliere quanta privacy ottenere e quali dati condividere, rendendo manifesti gli strumenti di controllo a sua disposizione e rafforzandone di conseguenza l’autonomia decisionale. Ciò però, invece di determinare una maggiore prudenza nella pubblicazione dei propri dati online, ne comporterebbe al contrario un loro aumento, che non è altro che l’obiettivo del social network.

Alessandro Acquisti e lo stesso Lowenstein hanno infatti dimostrato che “i setting di controllo della privacy forniscono agli utenti la corda con cui impiccarsi”, facendo sì che vengano diffuse quantità maggiore di dati, anche di natura particolare, ampliando lo spettro dei destinatari e quindi aumentando il rischio connesso alla loro tutela. Tale dimostrazione si fonda su una sorta di doppio registro della personalità: l’individuo nelle interviste o nei focus group manifesta la convinzione dell’importanza di proteggere i suoi dati personali; da solo, seduto di fronte al pc, lascia che gli stessi vengano acquisiti e utilizzati senza alcun limite.

A conferma di ciò, anche uno studio realizzato dai ricercatori del CIT (Cognitive Insights Team) del Collegio torinese Carlo Alberto per conto della fondazione Cotec e Link Campus, che ha messo in luce le diverse priorità sentite dall’individuo nel contesto sociale ed individuale: nel primo caso le ragioni di tipo simbolico-identitario – ad esempio il furto delle immagini nel web -, nel secondo quelle di tipo materiale-contabile – la pirateria nel settore dell’home banking e il furto di carte di credito. Derivazione psicologica che tra l’altro spiegherebbe il comportamento dei c.d. Haters, che di fronte alla tastiera manifestano atteggiamenti carichi di aggressività, che non gli sono assolutamente propri in contesti di vita reale e di interazione sociale.

Sembrerebbe pertanto che, differentemente dalla credenza collettiva, la trasparenza e il consenso informato non possano ergersi ad unico baluardo della tutela della privacy, ma che sia necessario adottare anche accorgimenti comportamentali, come ad esempio suggerisce Acquisti, un capovolgimento dell’onere della prova: non richiedere ai consumatori la prova che la raccolta dei dati personali sul web sia pericolosa, bensì far dimostrare agli OTT l’impossibilità di lavorare senza questi, oltre ad individuare chi sia il soggetto che si faccia carico degli eventuali costi.

[Fonte: Corriere della Sera]

Via libera alla circolazione dei dati fra UE e Giappone – 24 Gennaio 2019

La Commissione europea ha adottato la decisione di adeguatezza per il trasferimento dei dati fra le due economie, risultato di una procedura avviata già nel settembre 2018 e che integra l’Accordo di partenariato economico, in vigore da febbraio 2019.

L’impegno della potenza giapponese nel campo della tutela dei dati personali è stato esplicitato mediante garanzie aggiuntive che si basano su: un insieme di norme integrative, in particolare per quanto riguarda i dati sensibili, l’esercizio dei diritti individuali e l’eventuale trasferimento dal Giappone ad un Paese terzo; un utilizzo necessario e proporzionato nell’utilizzo dei dati nel settore penale e di sicurezza nazionale; un meccanismo di gestione dei reclami inerente l’accesso delle autorità pubbliche giapponesi ai dati dei cittadini europei, sotto il controllo dell’Autorità giapponese indipendente di protezione dei dati personali.

Tale decisione creerà in questo modo, a detta della Commissaria responsabile per la Giustizia, Věra Jourová,” il più grande spazio al mondo di circolazione sicura dei dati”, da cui si auspica che trarranno beneficio non solo i cittadini degli Stati membri, i cui dati verranno trasferiti in Giappone, ma anche le imprese europee, che avranno accesso ad un mercato di dimensioni esponenziali.

Master Privacy del Centro Studi PNT

Si è conclusa con l’ultima lezione tenuta dal Direttore del Centro Studi anche la III edizione del Master di 80 ore organizzata a Milano.
Un altro gruppo di professionisti molto capaci è quindi pronto per sostenere l’esame di certificazione secondo la Norma UNI 11697:2017.
La prossima edizione del Master è prevista a Roma con inizio ai primi di Marzo. Chi fosse interessato può inviare una mail attraverso il sito www.centrostudipnt.org.

News: Elezioni europee: accordo Parlamento-Consiglio per sanzionare chi viola la protezione dei dati personali – 16 Gennaio 2019

Ci sarebbe un accordo informale tra Parlamento europeo e Consiglio per sanzionare i partiti politici europei che violano deliberatamente la protezione dei dati al fine di manomettere le elezioni europee. Le nuove disposizioni concordate dai negoziatori del Parlamento e del Consiglio in vista delle elezioni di maggio, “sono volte a proteggere il processo elettorale dalle campagne di disinformazione online basate sull’uso improprio dei dati personali degli elettori“. I negoziatori del Parlamento e del Consiglio sembrano aver concordato un progetto di regolamento volto ad introdurre sanzioni finanziarie sui partiti o fondazioni politiche europee che violano deliberatamente le norme sulla protezione dei dati per influenzare o tentare di influenzare l’esito delle elezioni europee.

In pratica, una volta che un’Autorità nazionale di vigilanza decide che si è verificata una simile infrazione e quando l’Autorità per i partiti politici e le fondazioni europee è informata di tale decisione, quest’ultima può attivare la procedura di verifica, che può comportare l’imposizione di una sanzione finanziaria. L’accordo concluso dai negoziatori dovrà essere sostenuto dalla Commissione per gli Affari Costituzionali (il 29 gennaio) e dal Parlamento in seduta plenaria a marzo, nonché dal Consiglio. Il regolamento sarà vincolante e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.

Apple Health Record, piace l’app che facilita l’accesso ai propri dati sanitari – 14 Gennaio 2019

Secondo gli studi condotti dai ricercatori dell’ospedale universitario di San Diego, in California, quattro pazienti su cinque sono favorevoli all’Apple Health Record, la cartella clinica in formato elettronico scaricabile sull’IPhone, che tra l’altro, in alcuni ospedali è già in fase di sperimentazione.

 Tale app permette infatti agli interessati di accedere facilmente ai propri dati sanitari, di leggere gli esiti degli esami di laboratorio ed in generale di visualizzare tutto ciò che concerne le proprie condizioni di salute.

Lo studio, pubblicato sul “Journal of the American Medical Association”, evidenzia come la soddisfazione per tale servizio raggiunga percentuali piuttosto consistenti, – intorno al 78% – mentre la caratteristica della facilità di accesso ai dati è stata riscontrata dalla pressoché totalità dei pazienti.

Inoltre il 90% degli stessi ha affermato che tale strumento permetterebbe di migliorare vari aspetti inerenti la sfera della tutela della salute, che vanno dalla migliore comprensione delle proprie condizioni cliniche, passando per un dialogo più diretto ed efficace con il medico, per arrivare ad una condivisione di tali informazioni con sanitari e amici.

La Data Breach List del 2018 – 9 Gennaio 2019

Circa un miliardo di dati personali degli utenti del web sarebbe stato violato durante questo anno appena trascorso. E’ impietoso il bilancio di Ermes Cyber Security, startup dell’incubatore I3P del Politecnico di Torino: “Negli ultimi sette anni gli attacchi informatici nel mondo hanno registrato una crescita esponenziale (+240% nel 2017 rispetto al 2011) e nel 2018 il trend non sembra volersi arrestare”, ha affermato il CEO, Hassan Metwalley.

L’azienda stila una classifica dei dieci attacchi più risonanti: in cima alla top ten c’è il data breach della catena Marriott, particolarmente grave anche per il ritardo nella scoperta della violazione (iniziata nel 2014 e venuta alla luce solo nel 2018);

seguono MyFitnessPal, app relativa alle abitudini alimentari, e Quora, social dedicato all’informazione, entrambi vittime di hackeraggio degli indirizzi e-mail e password degli utenti;

al quarto posto MyHeritage, l’azienda che si occupa di individuare l’albero genealogico degli utenti tramite ricorso a strumenti quali il test del DNA, anche se, a detta dell’azienda, i dati particolari non sembrerebbero essere stati oggetto del breach;

il noto caso Cambridge Analytica occupa il quinto posto, la cui attività di analisi dei Big Data ha avuto un ruolo strategico nelle ultime elezioni presidenziali, grazie soprattutto alla condivisione dei dati ottenuti da Facebook, che le ha permesso di ottenere informazioni su un numero enormemente maggiore di utenti; 

Google Plus è stato interessato in questo anno passato da ben due data breach, che hanno determinato tra l’altro una delle ragioni fondamentali della sua chiusura;

nuovamente ricorre Facebook, che colpevole di una vulnerabilità informatica nel codice relativo alla funzionalità “Visualizza come”, si è visto sottrarre i token di accesso degli account, ossia quelle chiavi digitali che permettono all’utente di rimanere collegato senza dover inserire nuovamente la password ogni qualvolta venga riaperta l’applicazione;

all’ottavo posto si colloca Chegg, società americana operante nel settore educativo, che a causa di un applicativo non autorizzato, ha subito una violazione attinente i dati quali nomi utente, indirizzi e-mail, indirizzi di spedizione, password crittografate;

tra le ultime posizioni troviamo infine Ticketfly, piattaforma di acquisto di biglietti per eventi e concerti, e The Sacramento BEE, quotidiano californiano. Quest’ultimo in particolare ha subito il furto in relazione a due database, rispettivamente contenenti 19,4 milioni di utenti e 53,000 utenti, in cui erano presenti, tra gli altri, dati di registrazione degli elettori della California, forniti per motivi giornalistici dal Segretario di Stato (Fonte: AGI).

Da evidenziare che oggetto di data breach sono spesso password crittografate, sintomo che tale strumento di protezione, soprattutto se usato nella modalità simmetrica o comunque nelle sue versioni di base, di fatto risulta essere poco funzionale allo scopo e quindi necessita di implementazione. Ciò alla luce del continuo sviluppo digitale e tecnologico, che impone continuamente trasformazioni e aggiornamenti dei sistemi, tenendo conto che non sono giustificabili tali carenze da parte di soggetti come gli OTP, che per finalità, numero di interessati e risorse a disposizione dovrebbero essere in prima linea sul fronte della data protection.

 

Primi provvedimenti di limitazione e di divieto del Garante: no alla diffusione di informazioni che identifichino le vittime di violenza sessuale – 8 Dicembre 2018

Il Garante per la protezione dei dati personali, con una serie di provvedimenti che originano da un caso verificatosi nel mese di luglio scorso nella zona dell’Emilia-Romagna, dopo aver prima prescritto la limitazione in via d’urgenza del trattamento, ha ora  vietato ogni ulteriore diffusione di dati che possano rendere identificabile la vittima dell’episodio di violenza sessuale. Ciò in accordo con i principi dell’essenzialità della notizia e della tutela della dignità della persona offesa, rinvenibili sia nel Codice privacy, aggiornato al decreto legislativo 101/2018, ma ancor prima nel codice penale e nel codice  deontologico dei giornalisti.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9065814

Il Board pubblica le Linee Guida sull’applicazione territoriale del GDPR – 30 Novembre 2018

Il Comitato Europeo per la protezione dei dati personali ha definito i criteri di applicazione dell’articolo 3 del Regolamento europeo. In particolar modo viene analizzato l’“establishment criterion” e il “targeting criterion”, rispettivamente al primo e secondo comma, il riferimento alle rappresentanze diplomatiche e consolari al terzo e viene delineata nel dettaglio la figura del rappresentante del titolare o del responsabile che non sono stabiliti nel territorio dell’UE.

https://edpb.europa.eu/sites/edpb/files/consultation/edpb_guidelines_3_2018_territorial_scope_en.pdf

Formazione – 24 novembre 2018 – Master per DPO

Una settimana densa di impegni formativi attende il Centro Studi con le giornate sulla sicurezza, tenute il 26 e 27 novembre da Daniele Perucchini, nella seconda edizione bolognese del Master di 80 ore per il Responsabile della protezione dati (DPO) e con il modulo di preparazione all’esame di certificazione che, il 29 e 30 successivi, chiude l’edizione milanese dello stesso Master, curate da Stefano Orlandi e Riccardo Acciai. Informazioni su temi, programmi ed eventuali iscrizioni all’indirizzo: https://www.kiwa.com/it/it/ricerca-servizi/master-dpo/

Il Garante ritiene la fatturazione elettronica non conforme al GDPR – 20 Novembre 2018

Il Garante esercita per la prima volta il potere correttivo di avvertimento bocciando la fatturazione elettronica, così come delineata dall’Agenzia delle Entrate. Rilevanti e molteplici le criticità evidenziate: trattamento di dati ulteriori rispetto a quelli necessari, tra i quali emergono anche quelli particolari, ai sensi degli artt. 9 e 10 del Regolamento; assenza di misure adeguate, tanto di carattere tecnico che organizzativo, che dimostrano una mancata valutazione dei rischi del trattamento; poca chiarezza nell’individuazione del ruolo degli intermediari, presso cui si concentra una quantità enorme di dati.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9059949